Danilo Iervolino compie 47 anni, ma il compleanno non ha certo il sapore della festa. In viaggio negli Stati Uniti per motivi personali, il presidente della Salernitana spegne le candeline in un clima cupo, segnato dalle paure di una retrocessione sempre più vicina e da una gestione societaria che, dopo tante promesse e proclami, sta rivelando il suo volto più amaro. Il terzo anno da patron granata è costellato di riflessioni, autocritiche e bilanci tutt’altro che esaltanti.

Nel Cda della scorsa settimana, Iervolino ha versato oltre dieci milioni di euro nelle casse societarie per chiudere la stagione senza affanni finanziari. Ma i problemi non sono mai stati solo economici: la Salernitana naviga in acque torbide, con la classifica che parla chiaro e con una salvezza diventata una sfida proibitiva. Lo spettro della Lega Pro, un tempo impensabile, oggi è una minaccia concreta, tangibile, che mette in discussione l’intero progetto tecnico e societario.

In totale, dal suo insediamento, Iervolino ha investito più di cento milioni di euro, una cifra enorme che avrebbe dovuto garantire stabilità, crescita e una visione a lungo termine. Invece, i risultati sul campo sono stati impietosi. L’avventura in Serie A, iniziata con proclami ambiziosi – parte sinistra della classifica, sogni europei, rivoluzione digitale – si è dissolta tra errori tecnici, scelte sbagliate e un’impostazione gestionale che ha oscillato tra l’improvvisazione e la presunzione.

Anche in Serie B, dove la Salernitana si ritrova a combattere per evitare il baratro, il copione non è cambiato. Sedici milioni investiti per affrontare la stagione, contando anche gli introiti tra paracadute, diritti televisivi e mercato. Eppure, il rendimento è stato disastroso. Il semaforo verde della Covisoc per l’iscrizione alla stagione 2025-2026 è arrivato, ma resta da capire a quale campionato. La risposta, come sempre, la darà il campo, e oggi quel campo racconta una storia di lotta, di fatica e di sconfitte.

Molte delle scelte più discutibili sono arrivate anche a causa di cattivi consiglieri, figure che hanno influenzato strategie e decisioni con risultati catastrofici. Ma un presidente, soprattutto nel calcio, ha il dovere di decidere con la propria testa. Le responsabilità non possono essere scaricate su altri. Iervolino ha costruito una macchina complessa, costosa, ambiziosa, ma incapace di competere, vittima di una visione distorta della realtà calcistica e di una gestione troppo distante dalla concretezza necessaria in questo sport.

Oggi, a tre anni dall’inizio dell’avventura, il progetto Iervolino-Salernitana appare fallimentare. Non solo per i risultati sportivi, ma per l’illusione collettiva generata: si è venduto un sogno, ma il risveglio ha avuto il sapore amaro di un incubo sportivo. La piazza merita rispetto, verità e un futuro più solido. Ma per costruirlo, serve innanzitutto l’umiltà di riconoscere gli errori, rimboccarsi le maniche e, se necessario, farsi da parte.