Speranze, analisi e mercato: il direttore sportivo rilancia, ma Salerno è stanca di promesse. La Serie C è un incubo sempre più vicino

La Salernitana affonda. Dopo la sconfitta interna per 1-2 contro il Palermo, i granata si ritrovano penultimi in classifica con 30 punti raccolti in 31 giornate. Mancano solo sette turni alla fine della stagione e l’ombra della retrocessione in Lega Pro incombe minacciosa sul futuro della squadra, della società e di un’intera città che non merita l’oblio sportivo.

Questa mattina, ai microfoni di Lira Tv, il direttore sportivo Marco Valentini ha cercato di infondere fiducia, difendendo con fermezza la posizione di Roberto Breda, tecnico scelto per guidare la Salernitana fuori dal baratro. “La Salernitana si deve salvare”, ha detto con tono deciso, provando a ricompattare l’ambiente. “Breda è l’uomo giusto. Ha fatto dodici punti in undici partite. Se valutassimo solo il suo operato, saremmo salvi. E poi ha esperienza, ha più di 300 panchine in Serie B e conosce le difficoltà di questo campionato.”

Valentini ha sottolineato che un cambio in panchina sarebbe stato rischioso: “Dopo Palermo, abbiamo fatto delle valutazioni, ma non legate alla sconfitta o ai fischi del pubblico. Ci siamo confrontati come facciamo anche dopo le vittorie. Cambiare ora l’allenatore avrebbe potuto essere il colpo di grazia. Lo scorso anno con quattro allenatori non è andata meglio, anzi.”

Eppure, nonostante il tentativo di analisi e autocritica, il termometro della città misura ben altro. La tifoseria è esasperata e chiede concretezza. .

Nel corso dell’intervista, il ds ha provato a inquadrare il contesto della stagione: “Sono arrivato dopo Catanzaro, quando il club era impaurito dal ripetere l’annata precedente. Con il doppio cambio è iniziato un nuovo corso. Ma non bisogna commettere gli stessi errori. Tutte le squadre in lotta per non retrocedere, tranne Mantova e Carrarese, hanno cambiato allenatore. Eppure, quelle che erano invischiate nella zona bassa a dicembre, lo sono ancora.”

Sul fronte motivazionale, Valentini ha lanciato un monito alla squadra: “Contro la Juve Stabia ci vuole intensità e veleno. È la Serie B, non un torneo amatoriale. Dobbiamo dimostrare di avere fame, perché non possiamo permetterci di mollare. La Salernitana ha il dovere di restare in questa categoria.”

Capitolo mercato. Il dirigente ha difeso le scelte fatte a gennaio: “Abbiamo inserito nove elementi per completare la rosa, non tutti titolari, ma funzionali a dare equilibrio e ricambi. Girelli e Zuccon, ad esempio, garantiscono sostanza. Raimondo era corteggiato da dieci club di B e anche dal Cagliari e dal Parma. Cerri? Ha avuto un buon impatto, ma il rigore sbagliato a Cesena ha pesato sul suo rendimento. E Raimondo ha subito un contraccolpo psicologico. Però credo che il nostro attacco sia inferiore solo a pochi altri in Serie B.”

Non è mancata la stoccata su un nome circolato nei mesi scorsi: “Pohjanpalo? Per venire in B avrebbe scelto solo il Palermo. Il costo dell’operazione era fuori portata: 5 milioni per il cartellino, 2,5 milioni all’anno per tre stagioni. Parliamo di quasi 20 milioni. Sarebbe stato giusto?”

Infine, Valentini ha citato l’esempio del Frosinone come possibile ispirazione: “Quando arrivai lì erano in crisi nera, poi hanno vinto quattro partite di fila. Credo ancora che possiamo fare lo stesso.”

Tante parole, certo. Ma la classifica resta impietosa. I numeri parlano chiaro, e raccontano di una squadra senza continuità, con una fragilità mentale che rischia di trascinarla verso un epilogo disastroso. La Salernitana ha bisogno di concretezza, di un cambio di passo immediato, sul campo e non ai microfoni. Il tempo delle promesse è finito.